ANCORA PIANTE!
* Bisogna tenere la pianta in vasi stretti?
Sentiamo sempre più circolare questa credenza che non ha alcun fondamento. Le piante scelgono di fiorire, cioè di riprodursi, quando trovano un ambiente adatto, cioè il più favorevole possibile. Questo aiuta la diffusione e la conservazione della specie. Avere vasi grandi significa avere più terriccio a disposizione, più sostanze nutritive da assorbire, maggiore espansione dell’apparato radicale. Non esiste nessuna competizione, all’interno della stessa pianta, tra organi differenti: cioè non sono in competizione i fiori con le radici, ne’ le foglie si sviluppano a scapito dei frutti, ma tutto cresce armonicamente. Più crescono le radici, più si sviluppa la pianta e più avrà possibilità di fiorire. La fioritura, poi, sarà influenzata da altri fattori, come il fotoperiodo, ma non certo dal vaso stretto.
Pensate che in piena terra, per ogni pianta che vediamo, a parità di chioma corrisponde parità di apparato radicale. Immaginate quindi quale tipo di sofferenza possa patire una pianta qualsiasi per il solo fatto di vivere in un vaso stretto! Ecco perchè quelle che riusciamo meglio a coltivare in casa sono quelle tropicali, a patto di fornire loro un terriccio molto ricco.
*A cosa serve il tutore?
Molte piante, come ad esempio il Philodendron, hanno un portamento lianoso. Nelle foreste si abbarbicano su altre piante, cercando la luce e formando intrecci inestricabili. Quando i fusti prostrati si sviluppano orizzontalmente o sul terreno, in corrispondenza dei nodi si formano radichette. La pianta così si espande, captando nuove sostanze nutritizie o moltiplicandosi in caso di rottura dei fusti.
I tutori sono ricoperti di torba di sfagno e rappresentano, dunque, un organo di sostegno per la pianta. Inumidendo tuti i giorni ed irrorando con fertilizzanti liquidi, favoriamo un miglior ancoraggio ed una più efficente nutrizione.
* Bisogna tagliare le radici aeree?
Le radici prodotte dai nodi dei fusti di Philodendron spesso sono antiestetiche, però hanno uno scopo preciso. La pianta le emette per cercare nuovo alimento. Spesso però escono dalla superficie dei vasi e non coprono nulla. In tal caso bisogna inserirli nel terriccio per non sprecare sostanze nutritive. Se sono già nel terreno vanno assolutamente lasciate, in quanto sono una via di ristoro aggiuntiva all’apparato radicale.
* E’ giusto tenere le piante vicino alla finestra?
Sicuramente sì. La luce è essenziale per la vita di una pianta; è ciò che permette la fotosintesi clorofilliana. La casa ottimale delle piante è la serra, in cui la luce arriva dall’alto e da tutti i lati. Nelle nostre abitazioni, invece, è direzionata, quindi diventa un fattore limitante. Ma attenzione: le piante arrivano a sfruttare fino al 30% della quantità massima presente in esterno (il resto è in esubero, perchè viene sprecato a causa di un fenomeno chimico, detto fotorespirazione, che consuma i prodotti della fotosintesi). Le nostre case, quindi, specialmente per alcune piante tropicali ombrofile, non sono poi tanto male. Tra le piante meno esigenti: Aglaonema, Aspidistra, Anthurium, Sansevieria, pothos.
Un gradino sopra, quindi un poco più esigenti: Cissus, Clivia, Dracaena, Peperomia, Pilea, Tradescantia.
Decisamente più esigenti in luce Aeonium, Crassula, Echeveria, Euphorbia, Kalanchoe, tutte crassulacee, Kentia e Ficus benjamina.
* Acqua: una volta alla settimana?
Abbiamo visto che l’acqua è uno dei reagenti chimici della reazione fotosintetica (funge da donatore di elettroni). Ma quanto bisogna bagnare? Premesso che ogni pianta ha le proprie esigenze, è difficile suggerire una ricetta precisa. Dipende anche dall’appartamento: calore, luce, correnti, sono tutti fattori che influenzano la traspirazione. Il consiglio migliore è quello di guardare la pianta: sarà essa a suggerirci quando bagnarla; in particolare osserviamo le foglie (quando comincia l’appassimento) ed il terreno (asciugandosi schiarisce). Abituiamoci a tastare la terra anche in profondità per percepire se sia secca, ricordandoci che le persone dal pollice verde si riconoscono perchè hanno l’indice nero!
* Bisogna lasciare l’acqua nel sottovaso?
Quando la pianta viene bagnata, va usata una buona quantità d’acqua. Annaffiamo da sopra e non da sotto: l’acqua stessa deve defluire trascinando con sè gli elementi fertilizzanti che vengono assorbiti dalle piante. Se invece irrighiamo solo il sottovaso, la pianta assorbirà unicamente l’acqua e ciò che vi è disciolto. Il modo migliore di procedere, poi, è allontanare l’acqua reflua, così come avviene nel terreno, dove viene drenata dagli strati sottosuperficiali. Altrimenti si potrà lasciarla nel sottovaso fino a quando la pianta la riassorbirà completamente attraverso i fori presenti nel vaso. Quando la terra sarà completamente asciutta, irrighiamola nuovamente con abbondanza. Vi deve essere perciò un’alternanza tra asciugatura e bagnatura. L’asciugatura favorisce l’entrata nel terreno dell’ossigeno ed il suo assorbimento radicale (le radici infatti non fotosintetizzano, ma respirano). Fino a che c’è acqua, tuttavia, non c’è ossigeno (infatti nell’acqua è pochissimo disciolto), con rischio di asfissia radicale. Molti problemi alle piante d’appartamento sorgono a causa degli eccessi d’acqua. I sintomi, (ingiallimenti, apparenti appassimenti), vengono confusi spesso con la carenza, inducendo facilmente in errore.
* Vasi in plastica o vasi in cotto?
Il cotto è poroso (favorisce l’entrata dell’ossigeno), però si macchia di bianco (a causa del calcare) o di verde muschio (usate aceto o solfato ferroso per pulirlo). La plastica è leggera, non si rompe e costa meno, anche se è meno porosa. Personalmente preferisco vasi in cotto per l’esterno, in plastica per l’interno; però attenzione: devono essere ben bucati e drenati. I coprivasi (di plastica, rame, o ceramica) impediscono di avere sotto controllo visivo l’acqua reflua: meglio scegliere, quindi, i classici sottovasi. Anche i contenitori con la riserva d’acqua possono creare problemi; le radici si infilano nella griglia di separazione, finiscono nello strato d’acqua ferma e fermentano anzichè respirare.
* E se la pianta “suda”?
Si tratta di un fenomeno normale. La guttazione, cioè la fuoriuscita di acqua dagli stomi (le aperture attraverso le quali, nel mesofillo fogliare, avvengono gli scambi gassosi), è collegata ad un leggero stato di eccesso idrico.
* Perchè il “beniamino” perde le foglie d’inverno?
E’ un evento piuttosto frequente dovuto spesso al cambio di collocazione dall’esterno (d’estate) all’interno (d’inverno). E’ quindi una risposta negativa, di non gradimento, della pianta, che vede cambiate le condizioni ambientali. Il motivo principale è da ricercare nella carenza idrica generata dall’ambiente secco degli appartamenti quando i caloriferi sono accesi. Il Ficus benjamina è una pianta molto esigente e, diversamente da quanto riportato su molti testi, deve essere ben bagnata. Attenzione: se ha possibilità di recupero, non potatela, perchè ha tendenza a risvegliare le gemme anche sui rami apparentemente disseccati.




